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SUMMARY:NINA ZILLI
DESCRIPTION:NINA ZILLI \n“MODERN ART TOUR” \nDAL 14 OTTOBRE NEI PIÙ IMPORTANTI CLUB \nBiglietti in prevendita da martedì 5 settembre \nDopo il successo del singolo “Mi hai fatto fare tardi”\, Nina Zilli torna con il nuovo album di inediti “Modern Art” (Universal Music) e on stage con una nuova serie di concerti: dopo la data zero a Cremona\, il MODERN ART TOUR prenderà il via il 14 ottobre da Cesena\, e proseguirà nei club delle principali città italiane.\nIl MODERN ART TOUR sarà l’occasione per ripercorrere con l’artista i suoi successi più amati e per presentare al pubblico i brani del nuovo lavoro discografico. \nBiglietti disponibili nei circuiti Ticketone e Box Office Toscana
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SUMMARY:"I Soviet + L'elettricità" 100 anni di CCCP
DESCRIPTION:1917 – 2017 \nI SOVIET + L’ELETTRICITA’ Cento anni di rivoluzione russa Un secolo di CCCP \nUn comizio musicale di Massimo Zamboni\, con la partecipazione di Angela Baraldi\, Max Collini\, Fatur\, Simone Filippi\, Simone Beneventi\, Cristiano Roversi\, Erik Montanari \nPankow Leningrad Togliattigrad\, la Cortina di Ferro\, il Muro\, e poi ancora la Jugoslavia\, la Cecoslovacchia… Nomi astratti\, remoti come ricordi di scuola\, come le estinte Cartagine o Babilonia. Il Patto di Varsavia\, la DDR\, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche\, interi continenti inabissati nella voragine\, come Atlantide. Cosa è rimasto nell’immaginario collettivo di quei mondi? Di quell’idea che ha fatto della liberazione dell’uomo dall’uomo uno dei suoi credo fondanti? I Soviet + l’elettricità non hanno fatto il comunismo\, questo l’abbiamo dovuto apprendere. Franata la velleità socialista che la rivoluzione potesse essere una locomotiva proiettata a folle velocità nel binario del progresso\, l’uomo si è riscoperto come creatura complessa\, fatta di spirito\, bisogni\, natura\, modellato da secoli di storia e da retaggi millenari. \nCONCEPT \nI SOVIET + L’ELETTRICITA’ è uno spettacolo ideato e diretto da Massimo Zamboni dedicato al centenario della rivoluzione bolscevica del novembre 1917. Un comizio musicale che attingendo al linguaggio\, alle parole d’ordine e ai simboli del socialismo reale\, evoca il mito infranto della rivoluzione: della rivolta degli oppressi\, del potere agli operai e ai contadini\, della società senza classi e senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Quel mutamento epocale che riuscì a creare un immaginario collettivo per gli oppressi di tutto il mondo; il grande sogno che fece credere alla possibilità dell’uomo nuovo. Nel secolo odierno quelle passioni accese dalla rivoluzione d’Ottobre sono incagliate nei libri di storia\, e forse l’unico modo sensato di riparlare oggi di CCCP\, di ricordare la presa del Palazzo d’Inverno\, è tornare a dar vita alle parole di allora\, scontrandole con quelle dell’oggi\, elaborandole in un testo drammaturgico moderno che non teme l’enfasi\, l’utopia\, ma nemmeno la disperazione. \n\n\n\nL’AUTORE \nZamboni – nato nella provincia più rossa della rossa Emilia – è sempre stato affascinato artisticamente dall’immaginario e mito sovietico\, da quando nel 1982 ideò assieme Giovanni Lindo Ferretti i CCCP – Fedeli alla Linea\, un gruppo punk con grande seguito di pubblico e oggi celebrato in tutti i libri di storia della musica. Una band che si definì “filosovietica”\, parente stretta di Mishima e Majakovskij e del dadaismo russo\, che produceva “musica melodica emiliana” e guardava all’Est per ragioni etiche ed estetiche\, in contrapposizione al richiamo americano imperante in quegli anni di benessere e rampantismo. Proprio a Mosca e a Leningrado nella primavera del 1989 i CCCP tennero\, dopo due piani quinquennali\, il loro tour conclusivo. Crollato il Muro e scioltasi nel 1991 l’Unione Sovietica\, messi in soffitta i veementi proclami i CCCP posero fine al loro progetto artistico. Le loro ceneri generarono alcuni anni dopo i CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) che\, con questo acronimo che strizzava l’occhio alla neocostituita Confederazione degli Stati Indipendenti\, hanno solcato i palchi italiani per tutti gli anni Novanta\, arrivando nel ’97 al primo posto in classifica dell’Hit Parade italiana. Conclusa quell’esperienza\, Zamboni ha poi intrapreso una carriera solista con nuovi album (Sorella sconfitta\, 2004; L’inerme è l’imbattibile\, 2008; L’estinzione di un colloquio amoroso\, 2010; Una infinita compressione procede lo scoppio\, 2013)\, musiche per il cinema (tra le quali Benzina\, 2001; Velocità massima\, 2002; L’orizzonte degli eventi\, 2005; Terapia d’urto\, 2006\, Il mio paese\, 2006; God Save The Green\, 2012\, Il nemico. Un breviario partigiano\, 2015) e il teatro (La detestata soglia\, 2010; Biglietti da camere separate\, 2011)\, ma soprattutto è diventato scrittore\, con la pubblicazione di sette libri (tra i quali In Mongolia retromarcia\, Giunti\, 2000; Emilia parabolica\, Fandango\, 2002; Il mio primo dopoguerra\, Mondadori\, 2005; L’eco di uno sparo\, Einaudi\, 2015; Anime galleggianti\, La nave di Teseo\, 2016\, Nessuna voce dentro\, Einaudi 2017). \nLO SPETTACOLO \nSul palco dominano gli elementi classici dell’iconografia sovietica: il podio e le tribune d’onore. Strutture per cerimonie politiche\, solenni e oppressive allo stesso tempo\, dove i cantanti diventano oratori\, i musicisti membri di un Partito\, il gruppo musicale Apparato. Alle proiezioni filmate il compito di segnalare il momento storico e le sue possibili interpretazioni\, al performer il ruolo di assumere i contrasti su di sé\, lasciandoli esplodere. La struttura musicale\, tratta in massima parte dal repertorio di CCCP-Fedeli alla Linea\, cavalca la linea larghissima che congiunge la celebrazione allo sgomento\, la scenografia ufficiale alla fragilità del singolo. Canzoni che scivolano le une nelle altre mescolandosi alla parola recitata\, agli slogan\, alle sonorizzazioni\, alle performance\, alle proiezioni. Nessun concerto rock ma una azione teatrale-musicale per una drammaturgia complessa e articolata\, costituita in pieni e vuoti. Sarà tutto il ‘900 a trascorrere sul palco\, attraverso la rievocazione\, l’alternanza dei momenti più dolorosi (lo stalinismo\, le dittature\, la guerra in Afghanistan\, nei Balcani) e più alti e solenni\, a costituire una celebrazione dedicata all’ambizione che anima le vite degli uomini: quella di sentirsi uguali e padroni del proprio destino. \n\n\n\nIL CAST \nMassimo Zamboni – voce\, chitarra Angela Baraldi – voce\nMax Collini – voce\nDanilo Fatur – performance Simone Filippi – ritmiche\nSimone Beneventi – timpani\, vibrafono\, ritmiche\nCristiano Roversi – tastiera\, basso\, programmazioni\nErik Montanari – chitarra \nVisual curato da Carlo Cerri e Piergiorgio Casotti \nDomenica 12 Novembre – Firenze\, Teatro Verdi \nI biglietti saranno disponibili attraverso i maggiori circuiti di biglietteria e i punti vendita abituali a partire da martedì 1 agosto dalle ore 14:00
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SUMMARY:CAPAREZZA
DESCRIPTION:CAPAREZZA \nNUOVO TOUR DA NOVEMBRE \nNUOVO ALBUM IN USCITA IL 15 SETTEMBRE \nA tre anni di distanza da “Museica”\, Caparezza torna con un nuovo album  il 15 settembre e un nuovo tour nei palazzetti che partirà a novembre di quest’anno \nPrezzo del biglietto in prevendita: a partire da 25 € + d.p. \nBiglietti in vendita su ticketone.it a partire dalle ore 10.00 di venerdì 12 maggio.
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SUMMARY:ASAF AVIDAN
DESCRIPTION:DISCO D’ORO E DI PLATINO\, LA SUA VOCE – FORTE E POTENTE –  E’ IN GRADO DI RAGGIUNGERE GLI ANGOLI PIU’ RECONDITI DEL CUORE. DOPO IL SUCCESSO DELLA SUPER HIT “RECKONING SONG”\, TOUR MONDIALI OVUNQUE ESAURITI E DUE ALBUM DI STUDIO\, TORNA IN TOUR IN ITALIA PER PRESENTARE “STUDY ON FALLING”\, IL TERZO DISCO IN USCITA A NOVEMBRE \nASAF AVIDAN\npresenta\nASAF AVIDAN & HIS BAND\n“The Study on Falling” Tour \ndomenica 26 novembre 2017\nFirenze – Teatro Verdi\nVia Ghibellina\, 99 \napertura porte ore: 20.00\ninizio concerto ore 21.00 \nprezzi dei biglietti: da 25\,00 a 35\,00 € + d.p. \nbiglietti in vendita su Tiketone (online ed offline) e Box Office Toscana (online ed offline) e su www.teatroverdionline.it dalle ore 10.00 di mercoledì 12 luglio 2017 \n“a volte penso che la voce di Janis Joplin si sia reincarnata nel corpo di Asaf Avidan”  (Roberto Saviano) \nLo abbiamo conosciuto con Different Pulses\, il disco di debutto che lo decretato come uno tra i migliori artisti degli ultimi anni\, e prima ancora grazie al remix del suo brano Reckoning Song/One Day\, che ha letteralmente fatto impazzire i network di tutta Europa. Già attivo con The Mojos\, con i quali si è aggiudicato il disco d’oro e poi di platino per l’album “The Reckoning” (2006) Asaf Avidan ha raggiunto il grande pubblico nel 2013\, con la pubblicazione di Different Pulses su etichetta Polydor/Universal\, ed un lungo tour che lo portato in ogni angolo del globo. Vedere Asaf Avidan dal vivo è un’esperienza di disconnessione sensoriale\, dove la percezione sonora è in netta contrapposizione con quella visiva: in piedi\, sul palco\, sembra un moicano pelle e ossa\, mentre dagli altoparlanti esce una voce di donna consumata da fiumi di whiskey. Una voce che non ha nulla da invidiare ai grandi nomi che hanno fatto la storia della musica: più volte paragonato a Janis Joplin e Johnny Cash\, Asaf Avidan spazia dal rock al blues al folk con un sound profondo ed ancestrale che stupisce e sorprende ad ogni respiro. Dopo la standing ovation ricevuta durante l’esibizione come ospite internazionale al Festival di Sanremo nel 2013 ed un lungo tour che lo ha più volte visto passare per l’Italia per una serie di concerti unici\, talvolta con la band e nei più recenti show con la sola compagnia di una chitarra e della sua straordinaria e potente voce\, Asaf Avidan ha raddoppiato il suo successo con Gold Shadow\, il secondo album pubblicato a gennaio 2015 per Polydor/Universal. \nAnticipato dalla bellissima Over My Head\, Gold Shadow parla della fine di una relazione. “L’amore non è un patto duraturo”\, dichiarava lo stesso Asaf\, “ed anche le storie più stabili\, belle e solide nascondono ombre e fantasmi che porteranno inevitabilmente alla fine della stessa storia d’amore”. In Gold Shadow l’artista esplora gli angoli più remoti del cuore e da voce ai silenzioni pensieri che mettono in pericolo la stabilità di un amore. Un cuore spezzato che ha voglia di tornare a vivere\, in mix di colori ed emozioni che danno forma a lacrime\, paure e sensazioni che a loro volta si trasformano in un sound in grado di spaziare in più stili\, passando dal pop anni ’50 al jazz anni ’30\, dalle ballate folk anni ’60 al blues fino ai più recenti synth. \nBing Crosby\, Billie Holiday\, Howlin’ Wolf\, Serge Gainsbourg\, Leonard Cohen\, Bob Dylan e persino Bob Marley: una tavolozza di colori e generi in cui la strabiliante voce di Asaf da forma a tutte le emozioni di un cuore spezzato che vuol tornare a pulsare di nuova vita. \nA distanza di due anni dall’ultimo lavoro di studio\, Asaf Avidan è pronto a tornare sulle scene musicali con “Study on Falling”\, il nuovo album in uscita a novembre per Universal ed un tour che\, accompagnato da una nuova band\, lo porterà anche in Italia per tre date a fine novembre. \nwww.asafavidanmusic.com\nwww.facebook.com/asafavidanmusic
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